Si possono licenziare dipendenti per rimpiazzarli con AI, lo dice il tribunale
- 2 Marzo 2026
- Posted by: Aldo Colamartino
- Categoria: AI
Si consiglia di leggere la nota medodologica prima di questo articolo.
Intelligenza artificiale e diritto del lavoro
La AI sta iniziando ad avere impatti rilevanti nel diritto del lavoro anche in Italia, lo testimonia la sentenza del Tribunale di Roma Sezione Lavoro 19/11/2025, n. 9135 .
La sentenza
Ecco un riassunto della sentenza:
Una recente pronuncia del Tribunale di Roma (Sezione Lavoro, 19/11/2025, n. 9135), pur nella sua essenzialità, si sta affermando come un precedente di particolare rilievo. Il principio espresso è netto: l’attività lavorativa umana può essere sostituita dall’intelligenza artificiale. Nel valutare la domanda di reintegra avanzata da una dipendente, il giudice ha ritenuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo fondato su una riorganizzazione aziendale anche quando questa sia connessa all’introduzione di strumenti di IA, a condizione che l’innovazione tecnologica abbia determinato una riduzione stabile delle mansioni affidate al lavoratore e la conseguente eliminazione della posizione occupata.
Il contesto
Tale valutazione è stata inserita in un contesto di comprovate difficoltà economico-finanziarie dell’impresa — nel caso concreto, un’azienda commerciale dotata di una sezione grafica — circostanza che è risultata dimostrata in giudizio. In questa situazione, il datore di lavoro assolve all’onere probatorio dimostrando la reale sussistenza delle esigenze organizzative e l’impossibilità di ricollocare il dipendente, qualora le sue competenze non risultino utilizzabili nelle mansioni residue riconducibili a un diverso core business.
La decisione ha già suscitato numerosi commenti tra gli operatori del settore ed è oggetto di attenzione anche da parte dell’INPS, che ha avviato un approfondimento sul tema della sostituzione tra lavoro umano e tecnologie automatizzate. Un profilo particolarmente significativo riguarda il rilievo attribuito, sul piano fattuale, all’impiego dell’intelligenza artificiale. Dalle testimonianze raccolte nel processo è emerso infatti che, nell’ambito della riorganizzazione, alcune attività grafiche precedentemente svolte dalla lavoratrice erano state redistribuite a figure apicali del team marketing ed eseguite anche tramite strumenti di IA, che — secondo quanto sostenuto dall’azienda — assicuravano maggiore rapidità, qualità ed efficienza economica.
Il Tribunale ha ritenuto fondate le motivazioni addotte dall’impresa, respingendo le pretese della dipendente. In sostanza, secondo parte della dottrina e della prassi forense che stanno analizzando la pronuncia, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale viene così implicitamente riconosciuto come un fattore legittimo di efficientamento organizzativo, idoneo a incidere sulla valutazione della funzionalità e della necessità di una determinata posizione lavorativa.
Quindi, signori, prepariamoci a vivere direttamente le conseguenze dell’introduzione della AI nel mondo del lavoro, piaccia o non piaccia.
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