Router TP-Link sotto la lente negli USA
- 29 Marzo 2026
- Posted by: Aldo Colamartino
- Categoria: Uncategorized
Si consiglia di leggere la nota medodologica prima di questo articolo.
In questo pezzo del Corriere della Sera si parla delle potenziali vulnerabilità che affliggerebbero i router del noto marchio cinese TP-Link.
Ecco il riassunto del pezzo:
Gli Stati Uniti, tramite la Federal Communications Commission (FCC), hanno bloccato l’ingresso sul mercato di nuovi router domestici di produzione estera per rafforzare la sicurezza nazionale. I router, gestendo l’intero traffico dati quotidiano, sono considerati un bersaglio primario per spionaggio, furto di dati e cyberattacchi. Per operare negli USA, i produttori dovranno ora garantire massima trasparenza e pianificare lo spostamento della produzione sul suolo americano.
Al centro dell’attenzione c’è il marchio TP-Link, che controlla il 65% del mercato statunitense. Il Congresso ha sollevato forti allarmi sulla sicurezza dei suoi dispositivi, segnalando “vulnerabilità inusuali” e i potenziali rischi legati all’obbligo dell’azienda di rispettare le direttive del governo cinese. Il timore è che questi apparecchi possano fungere da cavallo di Troia per offensive su larga scala. Le autorità americane hanno infatti evidenziato come gruppi di hacker vicini a Pechino abbiano già sfruttato le falle dei router per colpire infrastrutture e reti, dando origine a minacce informatiche note con i nomi in codice Typhoon Volt, Volt, Flax e Salt Typhoon.
TP-Link ha respinto fermamente le accuse, sottolineando l’assenza di vulnerabilità nei propri prodotti, l’indipendenza della filiale statunitense e la localizzazione della produzione in Vietnam.
Tuttavia, la stretta americana va oltre il singolo marchio, poiché la quasi totalità dei router venduti negli USA si affida a catene di fornitura asiatiche. Questa decisione si inserisce in una più ampia guerra commerciale e geopolitica tra Washington e Pechino: l’obiettivo strategico degli Stati Uniti è ridurre drasticamente la dipendenza estera e riprendere il controllo delle proprie infrastrutture digitali, replicando le dinamiche già viste per i semiconduttori e i social network.
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