Pax Silica – Gli USA cercano una strategia condivisa con l’Europa sulla AI, ma…

Si consiglia di leggere la nota medodologica prima di questo articolo.

Una “pace del silicio” con gli alleati, questo l’obiettivo degli USA per non perdere la corsa alla AI; questo approccio però nasconde alcuni rischi per l’Europa perchè il continente viene trattato dagli USA con un approccio orientato ai singoli paesi e non alla UE nel suo complesso.

Giova notare un particolare ignoto ai più: in Europa è presente uno dei più grandi centri di ricerca al mondo in materia di semiconduttori, oltre alla imprescindibile azienda olandese ASML, che è il più importante produttore in assoluto di macchine per la litografia avanzata per la realizzazione di semiconduttori a livello mondiale.

Il polo per i semiconduttori in Belgio si chiama IMEC (Interuniversity Microelectronics Centre) e ha sede a Leuven (Lovanio).

IMEC – Leuven, Belgio

IMEC è uno dei più grandi centri di ricerca e sviluppo di semiconduttori e nanoelettronica al mondo. Fondato nel 1982, IMEC collabora con praticamente tutte le grandi aziende del settore, che vi mandano team di 10-30 dipendenti per sviluppare le architetture di prossima generazione. La sede principale si trova a pochi chilometri da Bruxelles, nel cuore della Fiandre.

NanoIC – il nuovo hub europeo (2026)

A febbraio 2026, la Commissione Europea ha inaugurato proprio presso IMEC il centro NanoIC, con un investimento totale di 2,5 miliardi di euro (di cui 700 milioni dall’UE, altrettanti da governi nazionali/regionali, e 1,1 miliardi da ASML e altri partner industriali). L’obiettivo è accelerare lo sviluppo di chip di nuova generazione per AI, veicoli autonomi, healthcare e tecnologia 6G.

Oltre a IMEC, il Belgio ospita anche altre aziende rilevanti:

  • Melexis (Bruges) – produttore di semiconduttori mixed-signal, specializzato in sensori automotive
  • AnSem N.V. – design di chip analogici/mixed-signal

Qui potete leggere l’intero pezzo de Linkiesta sul tema “Pax Silica”; nel frattempo ve ne propongo un riassunto.

La Pax Silica: la strategia americana

Gli Stati Uniti hanno lanciato a dicembre la Pax Silica, un framework per coordinare le filiere dell’intelligenza artificiale tra Paesi alleati, con l’obiettivo di contenere l’influenza cinese sui semiconduttori avanzati. Jacob Helberg, sottosegretario di Stato per gli affari economici, ha effettuato un tour europeo — Londra, Bruxelles, Francia e Paesi Bassi — per convincere l’UE ad aderire. La logica non è quella di un’alleanza tradizionale, ma di una rete di nodi complementari: conta chi controlla i colli di bottiglia della filiera, non chi produce di più.

L’Europa dice (provvisoriamente) no

La risposta di Bruxelles è stata un blocco politico: venerdì scorso, 15 Stati membri su 27 — guidati dalla Francia — non hanno autorizzato la Commissione a negoziare formalmente con Washington. L’Italia è stata tra i 12 favorevoli. La risposta americana è stata immediata: Helberg ha accusato Bruxelles di «regolare la propria irrilevanza», bollando AI Act e Digital Markets Act come «innovation killers» che ostacolano una vera partnership transatlantica.

Perché gli USA hanno bisogno dell’Europa

L’Europa controlla segmenti critici e insostituibili della filiera AI globale. Il caso più emblematico è ASML, azienda olandese con quasi monopolio sulle macchine litografiche avanzate, senza le quali i chip di ultima generazione non esistono. A ciò si aggiungono componentistica, cavi sottomarini e infrastrutture energetiche. L’Europa è, nelle parole dell’articolo, «indispensabile nella sostanza, ma periferica nella forma».

I rischi per l’Europa ⚠️

Questo è il cuore critico dell’analisi:

  • Marginalizzazione tecnologica: l’AI Act rischia di non proteggere i cittadini, ma di escludere le aziende straniere, lasciando l’Europa «permanentemente indietro» nella corsa all’AI.
  • Frammentazione politica: Washington aggira Bruxelles negoziando direttamente con le singole capitali, sfruttando l’incapacità dell’UE di parlare con una voce sola. Alcuni Stati hanno già aderito individualmente alla Pax Silica.
  • Obiettivi mancati sui chip: il primo Chips Act puntava al 20% della produzione globale entro il 2030; le stime attuali si fermano all’11%.
  • Perdita di sovranità sulle proprie leve: il controllo su ASML potrebbe essere usato come strumento negoziale, ma le leve sono state finora attivate da Washington, non da Bruxelles.
  • Rischio di eterogenesi dei fini: se l’Europa non trova un terreno comune con gli USA, potrebbe ritrovarsi a subire passivamente le decisioni altrui sulla posizione della Cina nella filiera globale.

Il paradosso finale

La Pax Silica non può esistere senza l’Europa, ma finché l’UE non riuscirà ad agire come attore unitario, saranno gli Stati Uniti a definirne tempi e condizioni. Il Chips Act 2.0, atteso in primavera, segna un cambio di paradigma — non più autosufficienza, ma indispensabilità — ma corre in parallelo con la Pax Silica senza coordinarsi con essa.

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