Lavoro cognitivo e AI, il 2026 sarà l’anno zero?
- 1 Gennaio 2026
- Posted by: Aldo Colamartino
- Categoria: Uncategorized
Si consiglia di leggere la nota medodologica prima di questo articolo.
Propongo questo pezzo tratto da rivista.ai e ne presento un riassunto.
Quasi il 12% dei lavori impattati già oggi
Il 2026 rappresenta un possibile punto di svolta per il lavoro cognitivo, perché l’intelligenza artificiale non si limita più ad affiancare i lavoratori ma inizia a sostituire molti ruoli, in particolare nelle posizioni junior e nel middle management. Lo studio del MIT, che stima automatizzabile l’11,7% dei lavori con l’AI già disponibile oggi, mette in discussione la presunta “sicurezza” dei lavori basati su lauree e competenze e mostra come molte attività di analisi, revisione documentale e marketing possano passare ai sistemi automatizzati. Le aziende reagiscono riducendo le assunzioni di neolaureati, comprimendo i percorsi di apprendistato e dichiarando, in modo esplicito o implicito, che l’adozione dell’AI consente di ottenere gli stessi risultati con meno personale umano.
Agenti sempre più importanti e AI come capro espiatorio
Il testo descrive il passaggio dall’AI come strumento di produttività agli agenti software che agiscono in autonomia, prendono decisioni ed eseguono compiti senza intervento umano, almeno in alcune aree ben definite. Investitori come Jason Mendel, Eric Bahn, Rajeev Dham e Marell Evans prefigurano una riallocazione strutturale dei budget: meno risorse ai salari, più capitali destinati a sistemi automatizzati con costi marginali decrescenti, con un impatto rilevante sui livelli occupazionali, specialmente negli Stati Uniti. Antonia Dean sottolinea anche l’uso dell’AI come capro espiatorio: molte imprese useranno la tecnologia per giustificare tagli dovuti in realtà a errori di gestione o strategie sbagliate, scaricando la responsabilità su una soluzione tecnica difficile da contestare per i dipendenti.
La narrazione consolatoria
L’autore contesta la narrazione rassicurante che promette la liberazione dal lavoro ripetitivo a vantaggio di attività più creative, perché la maggior parte dei lavori combina compiti ripetitivi e decisionali nello stesso ruolo. Quando l’AI automatizza una quota consistente delle mansioni di una persona, l’azienda spesso non la sposta su attività “più nobili” ma la considera ridondante, in coerenza con la logica del capitalismo che privilegia il risultato rispetto alla crescita delle persone. Nel 2026 il cambiamento di scala riguarda gli uffici più che le fabbriche: meno junior, carriere lineari rare, organigrammi trattati come legacy system da riprogettare, con ruoli visti come costruzioni sociali da modificare o eliminare. Gli stessi investitori riconoscono l’impatto potenzialmente destabilizzante di questa transizione sul lavoro cognitivo medio, che entra in una fase di profonda ridefinizione senza garanzie di esiti rassicuranti per l’occupazione.
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