AGCOM e Cloudflare, un pasticciaccio brutto
- 14 Gennaio 2026
- Posted by: Aldo Colamartino
- Categoria: Information Technology, Privacy
Data ultima modifica 5 Marzo 2026 a cura di Aldo Colamartino
Si consiglia di leggere la nota medodologica prima di questo articolo.
Mesi fa ho pubblicato un pezzo per spiegare cosa sia Cloudflare, un servizio ormai essenziale alla base del funzionamento del web, per brevità CF.
Recentemente l’autorità italiana garante per le comunicazioni, AGCOM, ha multato CF per 14 M€, una cifra sproporzionata al fatturato di CF in Italia che è di circa 8 M€; la ragione della multa è dovuta al fatto che CF non farebbe abbastanza per contrastare la pirateria audiovisiva, in particolare quella riguardante le partite di calcio.
CF ha reagito in modo molto energico, anche eccessivo, minacciando l’interruzione di tutta una serie di importanti iniziative e servizi in Italia, trovate tutto spiegato per bene in questo pezzo di Wired.
Il problema di fondo però è che, a mio parere, AGCOM non ha ben compreso l’importanza di CF nel funzionamento di internet e non ha ben compreso che le conseguenze del suo provvedimento potrebbero essere devastanti causando il blocco di una svariata serie di servizi internet e di siti perfettamente legali;a tale proposito riporto questo commento tratto da Linkiesta.
Suggerisco anche di ascoltare la puntata di 2024 di Enrico Pagliarini in cui si intervista il grande esperto di web Stefano Quintarelli su questo tema; conferma che il legislatore non ha granchè dimestichezza con la struttura di Internet.
Ecco una sintesi esaustiva e comparativa prodotta con AI delle posizioni espresse nei due articoli indicati sulla vicenda Agcom / Cloudflare con evidenza dei tre punti chiave richiesti (nascita del problema, ragioni pro Agcom, ragioni pro Cloudflare):
1) Perché è nato il problema
La controversia nasce dal sistema di contrasto alla pirateria online italiano chiamato Piracy Shield, introdotto dalla legge anti-pirateria (legge n. 93/2023, talvolta detta anche “legge anti-pezzotto”) per accelerare l’oscuramento di siti che trasmettono contenuti illegali (in particolare sport in streaming) entro circa 30 minuti dalla segnalazione dei titolari dei diritti. (AGCOM)
- Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha emesso un ordine a Cloudflare (delibera n. 49/25/CONS del 18 febbraio 2025) perché adottasse misure — tecniche e organizzative — per impedire che i suoi servizi (come DNS pubblico 1.1.1.1, CDN e infrastrutture correlate) continuassero a rendere raggiungibili contenuti pirata segnalati attraverso Piracy Shield. (AGCOM)
- Cloudflare non ha ottemperato all’ordine e non ha implementato i blocchi richiesti, sostenendo che le modalità richieste non sono tecnicamente sostenibili senza impatti negativi sulla neutralità della rete e sull’efficienza dei suoi servizi; di conseguenza Agcom ha sanzionato l’azienda con una multa di oltre 14 milioni di euro (pari all’1 % del suo fatturato globale). (Wired Italia)
In sintesi, il problema è sorto da un conflitto tra l’applicazione di una normativa nazionale di enforcement rapido della lotta alla pirateria e la natura tecnica, globale e neutrale dell’infrastruttura internet gestita da Cloudflare, con riflessi anche sulle regole europee digitali e sul ruolo delle big tech. (LinkedIn)
2) Ragioni pro Agcom
Le argomentazioni a favore della posizione di Agcom, presenti soprattutto nell’articolo di Wired e del dibattito pubblico italiano, sono le seguenti:
a) Applicazione della legge nazionale e tutela del diritto d’autore
- Agcom sostiene che la sanzione non è una punizione ideologica, ma l’applicazione di una legge approvata dal Parlamento italiano (la legge anti-pirateria e il meccanismo Piracy Shield) che impone obblighi chiari ai provider tecnici per combattere la diffusione di contenuti illeciti. (Agenda Digitale)
b) Rafforzare enforcement e responsabilità tecnica
- La multa serve da precedente forte per segnalare che anche i soggetti infrastrutturali — come i provider DNS e CDN — non possono rifiutarsi di collaborare con l’autorità quando hanno capacità tecnica di intervenire e reagire agli ordini. (Agenda Digitale)
c) Salvaguardia di industrie e consumatori
- Secondo Agcom (e soggetti come FAPAV), l’azione è giustificata dal bisogno di proteggere i titolari dei diritti audiovisivi e l’economia creativa dalle perdite dovute alla pirateria, oltre a ridurre danni sistemici al mercato legale dei contenuti. (Agenda Digitale)
d) Precedente di enforcement europeo
- La multa riflette un modello di enforcement più incisivo, coerente con le regole europee emergenti (es. Digital Services Act), che richiedono responsabilizzazione anche di infrastrutture di rete per garantire un ambiente digitale più regolato e sicuro. (LinkedIn)
In questi argomenti, l’enfasi è sulla legittimità dell’azione normativa e sull’efficacia della lotta alla pirateria, non su questioni di ideologia o geopolitica.
3) Ragioni pro Cloudflare
Le motivazioni a favore della posizione di Cloudflare, riprese in particolare dall’articolo di Linkiesta e in parte dal commento critico di Wired, includono:
a) Difesa della neutralità tecnica di Internet e limiti normativi
- Cloudflare sostiene che lo schema di blocco imposto dal Piracy Shield non tiene conto di come funziona Internet: su uno stesso indirizzo IP possono esserci risorse legittime e illegittime, e bloccarle indiscriminatamente genera “overblocking” di servizi non coinvolti nella pirateria. (Wired Italia)
b) Questioni tecniche di implementazione e sostenibilità
- Secondo gli argomenti critici, la richiesta di Agcom di bloccare servizi DNS e infrastrutture globali è tecnicamente problematica o insostenibile, rischiando di compromettere prestazioni, affidabilità e gestione del traffico internet. (Wired Italia)
c) Potenziali rischi per libertà e governance digitale
- Cloudflare obietta che obbligare un provider globale a eseguire blocchi possa mettere in pericolo la libertà di espressione e la neutralità della rete, e creare un precedente per richieste simili da parte di governi con standard di tutela dei diritti meno robusti. (TechRadar)
d) Critica alla qualità della normativa italiana
- L’articolo di Linkiesta critica la legge italiana come imperfetta e tecnicamente inadeguata, evidenziando i ritardi europei su infrastrutture e protezione dati e suggerendo che la controversia è sintomo di problemi più ampi nella regolazione digitale europea. (Linkiesta.it)
e) Impatto commerciale e reputazionale
- Cloudflare ha reagito denunciando pubblicamente la sanzione come un’“ingerenza normativa” e minacciato — seppur probabilmente in tono negoziale — di ridurre investimenti e servizi nel Paese, sollevando la questione del possibile danno economico per clienti e infrastrutture operative. (TechRadar)
Conclusione sintetica
- Il problema nasce dall’ordine di Agcom a Cloudflare di applicare blocchi rapidi di siti pirata attraverso la piattaforma Piracy Shield e dal rifiuto di Cloudflare di conformarsi a tale ordine, con conseguente multa di oltre 14 milioni di euro. (Wired Italia)
- Le ragioni pro Agcom si fondano sulla legittimità dell’applicazione della normativa italiana, sulla tutela dei diritti di autore e sulla responsabilizzazione delle infrastrutture digitali. (Agenda Digitale)
- Le ragioni pro Cloudflare enfatizzano limiti tecnici e rischi di overblocking, la difesa della neutralità di Internet e critiche alla qualità normativa, nonché preoccupazioni di governance digitale più ampia. (Wired Italia)
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